Introduzione*

Questa edizione bilingue delle Novelas ejemplares di Cervantes mette a fronte il testo spagnolo e le prime traduzioni italiane integrali: il testo dell’edizione originale stampata a Madrid presso Juan de la Cuesta nel 1613 (C), la versione del francese italianizzante Guglielmo Alessandro de Novilieri Clavelli (al secolo Guillaume Alexandre de Noviliers Clavel) uscita a Venezia presso Barezzo Barezzi nel 1626 (N) e la versione di Donato Fontana, uscita a Milano presso Bartolomeo Vallo e Alberto Besozzo nel 1627 (F). Essa integra l’edizione cartacea realizzata presso la casa editrice Unipress, Padova 2008, facilitando la consultazione dei tre testi sia in forma isolata che complanare e consentendo una ricerca lessicale il cui risultato viene espresso in veste di concordanza.

Mentre su Donato Fontana non si hanno notizie di particolare interesse, Novilieri Clavelli è una figura che merita di essere delineata sullo sfondo dell’editoria milanese e veneziana e della cultura cosmopolitica degli studenti dell’Università di Padova nelle prime decadi del Seicento.

Le notizie che abbiamo di lui in Italia partono dalla sua attività come traduttore che si muove fra tre lingue: l’italiano, lo spagnolo e il francese, sua lingua materna. Nel 1624 figura come traduttore aggiunto nella Storia di Francia di Pierre Matthieu, che esce a Milano presso Giovan Battista Bidelli e a Venezia presso Bartolomeo Fontana; impresa, questa, che causerà un conflitto giuridico fra Bartolomeo Fontana e Barezzo Barezzi (Aragone 1961, p. 290) ma anche, verosimilmente, una feconda occasione d’incontro fra Noviliers e un editore quale Barezzi, impegnato da tempo nella traduzione e diffusione dei più notevoli romanzi picareschi spagnoli: la prima e la seconda parte del Guzmán de Alfarache nel 1606 e nel 1615, il Lazarillo de Tormes nel 1622, e La pícara Justina nel 1624. Non è forse un caso se dal sodalizio fra i due uscirà nel 1626 Il novelliere castigliano, appunto la prima versione italiana delle Novelas ejemplares di Cervantes, e nel 1629 un vocabolario trilingue organizzato per materie intitolato Nomenclatura italiana, francese e spagnuola: tradotto il primo e compilato il secondo da Noviliers, tutti e due stampati dal Barezzi (Castillo Peña 2004, pp. 111-112).

I paratesti di queste due opere mostrano a chiare lettere l’integrazione di Noviliers nell’ambiente poliglotta dello Studio e della città di Padova (Picot 1906-07, II, p. 350) e fanno ragionevolmente pensare che il suo soggiorno in Italia, e forse a Padova, datasse dal 1617; che poi di lì si fosse trasferito nella Serenissima lo lascia intuire la “conoscenza abbastanza profonda della vita e dei costumi di Venezia” desumibile da alcuni vocaboli della Nomenclatura (Gallina 1959, pp. 295-302) nel cui prologo leggiamo: “...molti cavalieri di tutte le nazioni che vengono all’academie d’Italia, e principalmente alla famosissima di Padova, mi persuasero, fa quasi dodici anni, ch’io dovessi a benefizio pubblico mandar alla luce ciò che intorno a questo soggetto [il parlar bene] il mio talento potesse contribuire.” Inoltre, che il legame non fosse generico ma riferito a personalità specifiche lo mostra la dedica della Nomenclatura “All’illustrissimo signor e padrone mio colendissimo il signor Ferdinando de Geizcofer, barone di Hausheim”, il quale si trova esplicitamente documentato alla data del 4 aprile 1623 nella lista delle immatricolazioni degli studenti tedeschi “Giuristi” presso l’Università di Padova. Il testo della dedica recita: “Appena era conceputo nella mente mia l’embrione di questo mio parto ch’io feci pensiero di doverlo dedicare a v. s. illustrissima acciò che, venendo egli alla luce sotto il nome di Lei, il Suo natale più raguardevole appresso al mondo fosse ed avesse più vita. Ma mi tennero sospeso s’io doveva o no proseguire cotal pensiero quelle Sue più degne ed importanti occupazioni nelle quali la doppia Minerva Le dà meritamente il vanto di cavaliere non men saputo nelle lettere che di gran senno e valore nell’arme e di tanto perito in queste tre lingue, oltre all’altre ch’Ella possiede con la natural Sua, che senza adulazione posso ben dire che pochi altri in ciò L’agguaglino.”

Da queste indicazioni la Nomenclatura realizzata per i tipi del Barezzi da “don Guglielmo Alessandro Novilieri Clavelli, francese” (v. privilegio concesso dal doge di Venezia per quindici anni in data 16 dicembre 1628) si qualifica come un testo importante, di lunga gestazione (più di dodici anni), destinato agli interessi e alle necessità linguistiche dei frequentatori delle università italiane, di quella di Padova in particolare.

Anche Il novelliere castigliano è dedicato ad uno studente tedesco: “All’illustrissimo signore il sig. Henrico Raiis Terzo, signore di Plauen e di Cranichfeld, Gerau, Schleitz e Lobenstein, e dignissimo consigliere pro tempore dell’Inclita Nazion Alemanna nella celeberrima Università e Academia di Padova”. Si trattava di un personaggio eminente nel potente e folto gruppo degli studenti tedeschi dell’Università di Padova, di cui si trova riscontro a caratteri cubitali alla data 30 luglio 1626 insieme alla casata, al feudo e al prestigioso ruolo di “consiliario” da lui ricoperto all’interno della Nazione Alemanna; sotto il 1627 troviamo che costui continuò ad occupare anche nell’anno seguente quella carica che Noviliers gli riconosce nella dedica (Matricula Germanorum Iuridicae Facultatis Patavii, II, Archivio Storico Università di Padova, n. 460, pp. 105, 107).

La nota di possesso in data 1627 dell’esemplare della Biblioteca Universitaria di Padova (“Inclita Natio Germanica Facultatis Iuridicae ex relictis Hermanni ab Hachten hamburgensis”: studente a sua volta documentato tra i “Giuristi” tedeschi in data 11 agosto 1627), mostra che la Nazione Alemanna costituiva effettivamente l’utenza del Novelliere castigliano; del resto, i cataloghi delle due biblioteche della Nazione Germanica attestano la presenza di svariate opere di Cervantes: presso gli “Artisti” di un esemplare del Persiles; presso i “Giuristi” di un esemplare del Don Chisciotte tradotto da Lorenzo Franciosini e di ben cinque copie del Novelliere castigliano (Bibliotheca medico-philosophico-philologica Inclitae Nationis Germanae Artistarum... Patavii 1685, p. 102; e Catalogus librorum altero se correctior comptiorque qui Patavii in Biblioteca I.N.G.I. inveniuntur... Patavii 1691, p. 51; cfr. Rossetti 1969, p. 51).

Dei due sonetti encomiastici pubblicati fra i preliminari del Novelliere castigliano, il primo è del gentiluomo Guglielmo Sohier -amico intimo del medico Adriaan Van den Spieghel e del matematico Bartolomeo Souvey- la cui presenza a Padova è ampiamente documentata fin dal 1619 (Rossetti 1967, Zen Benetti 1972b). Zen Benetti (1972a, p. 151) scrive di lui: “fiammingo da tempo trapiantato a Padova, era ben introdotto nell’ambiente accademico padovano all’interno del quale contava numerose relazioni.” Il secondo sonetto è di Paolo Emilio Cadamosto. Entrambi i sonetti mettono in luce l’abilità del Noviliers come mediatore fra due lingue di cui nessuna è la sua materna: “...saper vorrei / perché l’ispano [canto] tu, che gallo sei, / di favella italiana adorni tanto...” scrive Guglielmo Sohier. E Cadamosto di rincalzo sottolinea l’aspetto politico e diplomatico dell’operazione giocando con il nome dell’amico: “... Gran stupor questo è ben; ma vie maggiore / stupor, è che ’n stil vago e ’n detti accorti, / fatto a un punto a tre regni eterno onore, / con novelle ali, al chiaro ardir consorti, / oltre Pirene e l’Alpe o ’l salso umore / fido Spagna in Italia un gallo porti.”

Francese il traduttore, tedesco il dedicatario, fiammingo uno degli elogiatori del testo, veneto l’autore dell’altro sonetto di omaggio: dati che situano Il novelliere castigliano in un’atmosfera cosmopolita in cui cultura scientifica e cultura umanistica erano saldamente intrecciate.

A solo un anno di distanza -e forse meno, visto che la dedica degli editori Bartolomeo Vallo e Alberto Besozzo a Ercole Visconti è del 27 gennaio 1627- il milanese Donato Fontana (“sconosciuto scrittore” a detta di Ruffinatto 1994, p. 400) dà alle stampe la sua versione delle Novelas ejemplares senza aver avuto notizia, a quanto pare, della pubblicazione di quella di Novilieri. Orbene, questa uscita praticamente simultanea delle due traduzioni complete del novelliere cervantino -che poi videro una riedizione pure simultanea nel 1629- riveste un interesse straordinario per gli spunti che la comparazione offre a più riprese alla riflessione linguistica; e a maggior ragione quando si considera che di versioni integrali delle Novelas ejemplares non se ne vedranno più in Italia per oltre tre secoli; esattamente, fino a quella di Renata Nordio uscita presso Einaudi nel 1943. I trecentoquattordici anni trascorsi dopo il 1629 videro soltanto una riedizione della traduzione di Novilieri Clavelli (“reintegrata e corretta da Giulio Antimaco” [pseudonimo di Eugenio Camerini], Milano-Napoli, Francesco Pagnoni, 1875) nonché l’uscita di versioni singole o parziali; nessuna riedizione della traduzione di Fontana (Meregalli 1971, p. 191; Pini-Moro 1992, pp. 180-186).

Fra il Cinque e il Seicento, anche in ragione della colonizzazione americana, lo spagnolo fu lingua di comunicazione nel mondo intero; lo attestano i numerosi strumenti didattici stampati ovunque; in Italia godeva di prestigio culturale anche fuori dai territori dominati direttamente dalla Spagna ed era conosciuto da letterati come Castiglione, Tolomei, Varchi, Redi, Magalotti (cfr. Beccaria 1968; Marazzini 1993, pp. 28, 70-72, 159n). Nel Seicento la conoscenza dello spagnolo da parte degli italiani ebbe in Cervantes il maggiore e più autorevole fondamento letterario, fruito per l’amena lettura e usato sia per l’apprendimento che per l’insegnamento della lingua spagnola; lo dimostrano alcune coincidenze: Lorenzo Franciosini, il primo traduttore italiano del Quijote (Venezia, Andrea Baba, 1622-1625), fu anche l’autore del Vocabolario italiano e spagnolo (Roma, Giovanni Paolo Profilio, 1620) destinato a rimanere il più importante e il più usato fino ai primi del Novecento; allo stesso modo Novilieri, traduttore delle Ejemplares, dette alle stampe la citata Nomenclatura italiana, francese e spagnuola (Venezia, Barezzo Barezzi, 1629). Tra la versione delle Novelas ejemplares di Novilieri e la sua Nomenclatura si ravvisa una rete di confronto che consente di rinviare dalle soluzioni via via adottate nella prassi alla teoria traduttiva e viceversa; una rete analoga a quella che Franciosini costruisce fra la sua versione del Quijote e la propria opera di riflessione linguistica ispano-italiana: una fitta produzione che comprende una Gramatica spagnola e italiana (Venezia, Giacomo Sarzina, 1624), dei Diálogos apacibles compuestos en castellano y traducidos en toscano (Venezia, Giacomo Sarzina, 1626), delle Rodomontadas españolas in francese, spagnolo e italiano (Venezia, Sarzina, 1627), e in cui il suo vocabolario bilingue spicca come lo strumento principe rimasto senza uguali per tre secoli. Insieme, le imprese editoriali di Franciosini e Novilieri verranno a costituire un impareggiabile circuito di raffronto fra l’italiano e lo spagnolo, aperto, nel caso di Novilieri, anche ad una terza lingua -il francese- ed anche al veneziano, come dimostra in svariati luoghi la sua Nomenclatura.

Dunque di sicuro è con la Francia che questa rete merita di essere ulteriormente raffrontata, visto che Novilieri ebbe comunque sotto gli occhi la versione delle Novelas ejemplares di François de Rosset e di Vital d’Audiguier (Parigi, Jean Richer, 1614-15), e visto che tanto Novilieri quanto Franciosini consultarono la traduzione del Quijote, la grammatica e il vocabolario di César Oudin.

Ma è certo che rimangono ancora da identificare con precisione i percorsi delle derivazioni e contaminazioni avvenute fra il 1613, anno di edizione della princeps, e il 1626 e il 1627, date delle due versioni italiane che qui pubblichiamo: percorsi plurimi che hanno variamente attraversato edizioni spagnole e straniere del testo castigliano ed edizioni di versioni in varie lingue; quella di Novilieri è esemplare, appunto, in quanto risultato di una contaminazione ispano-francese tanto reiterata quanto discontinua (Pini 2006, p. 187).

Consapevoli di questo limite, intendiamo presentare con questa edizione uno strumento utile all’avanzamento degli studi per la storia comparata delle due lingue, la storia della traduzione e, più in generale, la ricezione letteraria, volto a favorire la ricerca sistematica dei procedimenti lessicali, sintattici, retorici con cui due traduttori fra loro contemporanei tradussero integralmente un testo pure contemporaneo. Se si considera inoltre che il testo è uno dei più importanti del maggior autore della letteratura spagnola, si può capire come le implicazioni per la storia della cultura siano di portata eccezionale. Per la sua parzialità e per l’operazione editoriale di cui fa parte, abbiamo tralasciato la versione della La gitanilla che il Barezzi aveva pubblicato nel 1622 all’interno di un libro intitolato Il picariglio castigliano: una fortunatissima versione del Lazarillo de Tormes, come si accennava sopra, che venne ristampata nello stesso anno, nel 1626, nel 1632 e infine ripubblicata nel 1635. L’artificio con cui Barezzi aveva inserito la sua versione della Gitanilla nel Picariglio castigliano era stato il matrimonio del briccone con la zingarella. A questo allude Fontana con apparente disprezzo nella sua premessa “A’ giudiziosi lettori”, dimostrando così di conoscere la versione del Barezzi: “...un tale soverchiamente pietoso, fattosi padre d’una di loro sposandola con un picariglio o guidoncello che dir vogliamo, maritaggio invero troppo disuguale, ha fatto che i lamenti della meschinella fendendo l’aria da ciascuno siano stati intesi, ad arbitrio suo erano l’altre sorelle per essere esposte ne’ publici postriboli. Questo eccesso adunque, affine ch’egli non si arrogasse tanto, ha fatto meco quello che prima non avevano potuto gli amici o l’ambizione. Le ho dunque fatte stampare...”

NOTA AI TESTI

Testimoni

C 1613
Novelas exemplares de Miguel de Cervantes Saauedra. Dirigido a don Pedro Fernandez de Castro, Conde de Lemos, de Andrade, y de Villalua, Marques de Sarria, Gentilhombre de la Camara de su Magestad, Virrey, Gouernador y Capitan General del Reyno de Napoles, Comendador de la Encomienda de la Zarça de la Orden de Alcantara, Año 1613, en Madrid, por Juan de la Cuesta.
Esemplari consultati: Madrid, Biblioteca Nacional, Cerv.112; Parigi, Bibliothèque Nationale de France, RES-Y2-1119.

C 1614
Novelas exemplares de Miguel de Cervantes Saauedra. Dirigido a don Pedro Fernandez de Castro, Conde de Lemos, de Andrade, y de Villalua, Marques de Sarria, Gentilhombre de la Camara de su Magestad, Virrey, Gouernador y Capitan General del Reyno de Napoles, Comendador de la Encomienda de la Zarça de la Orden de Alcantara, Año 1614, en Madrid, por Juan de la Cuesta.
Esemplare consultato: Madrid, Biblioteca Nacional, Cerv.3222.

C 1615
Novelas exemplares de Miguel de Cervantes Saauedra. La Gitanilla. El Amante liberal. Rinconete y Cortadillo. La Española Inglesa. El Licenciado Vidriera. La fuerca de la sangre. El zeloso estremeño. La illustre Fregona. Las dos Donzellas. La Señora Cornelia. El casamiento engañoso. La de los Perros. En Milán, a costa de Juan Baptista Bidelo Librero, 1615.
Esemplare consultato: Padova, Biblioteca del Seminario, M-5-s.n.

RA 1614-15
Les Novvelles de Migvel de Cervantes Saavedra. Ov’ sont contenves plusieurs rares adventures, & memorables Exemples d’Amour, de Fidélité, de Force de Sang, de Ialousie, de mauaise habitude, de charmes, & d’autres accidents non moins estranges que veritables. Traduictes d’Espagnol en François: Les six premieres par F. de Rosset. Et les autres six, par le Sr. d’Audiguier. Auec l’Histoire de Ruis Dias, & de Quixaire Princesse des Moluques, composee par le Sr. de Bellan. A Paris, Chez Iean Richer, ruë S. Iean de Latran, à l’Arbre verdoyant: Et en sa boutique au Palais sur le Perron Royal, 1615, Auec Priuilege du Roy.
Esemplare consultato: Parigi, Bibliothèque Nationale de France, Y 2357 (1-2), volume unico che consta di due parti: nella prima, del 1615, sei novelle tradotte da F. de Rosset e la novella di Bellan; nella seconda, del 1614, sei novelle tradotte da V. d’Audiguier.

N 1626
Il novelliere castigliano di Michiel di Cervantes Saavedra; Nel quale, mescolandosi lo stile graue co’l faceto, si narrano auuenimenti curiosi, casi strani, e successi degni d’ammiratione: E si dà ad ogni sorte di persona occasione d’apprendere e precetti Politici, e documenti Morali, e concetti Scientifichi, e fruttuosi: Tradotto dalla lingua Spagnuola nell’Italiana Dal Sig. Gvglielmo Alessandro de Nouilieri, Clauelli: E da lui fattiui gli Argomenti, e dichiarate nelli margini le cose più difficili. In Venetia, Presso il Barezzi. 1626.
Esemplari consultati: Padova, Biblioteca Universitaria, 108.b.155; Padova, Biblioteca Antoniana, Y-I-8.

F 1627
Novelle di Michel di Cervantes Saavedra, Cioè La Bella Cinganetta. L’Amante Liberale. Rinconette, & Cortadiglio. La Spagnola Inglesa. Il Licentiato Vidriera. La Forza del sangue. Il Geloso Estremegno. La Fantesca Nobile. Le due Donzelle. La Sig. Cornelia. Lo Sponsalitio pieno d’Inganni; & Li due Cani Scipione, & Berganza. Nouamente trasportate dalla lingua Castigliana nella nostra Italiana da Donato Fontana milanese. Dedicate all’illustriss. Sign. il Sig. Ercole Visconti, Feudatario di S. Giorgio, & de’ Signori di Pagazzano, &c. In Milano, 1627, per Bartolomeo Vallo, & Alberto Besozzo.
Esemplari consultati: Bologna, Biblioteca dell’Archiginnasio, 9.CC.VI.3; Madrid, Biblioteca Nacional, Cerv.Sedó 8702.

N 1629
Il novelliere castigliano di Michiel di Cervantes Saavedra; Nel quale, mescolandosi lo stile graue co’l faceto, si narrano auuenimenti curiosi, casi strani, e successi degni d’ammiratione: E si dà ad ogni sorte di persona occasione d’apprendere e precetti Politici, e documenti Morali, e concetti Scientifichi, e fruttuosi: Tradotto dalla lingua Spagnuola nell’Italiana Dal Sig. Gvglielmo Alessandro de Nouilieri, Clauelli: E da lui fattiui gli Argomenti, e dichiarate nelli margini le cose più difficili. In Venetia, Presso il Barezzi. 1629.
Esemplari consultati: Padova, Biblioteca Civica, N 4713; Parigi, Bibliothèque Nationale de France, Y2-21962.

F 1629
Novelle di Michel di Cervantes Saavedra, Cioè La Bella Cinganetta. L’Amante Liberale. Rinconette, & Cortadiglio. La Spagnola Inglesa. Il Licentiato Vidriera. La Forza del sangue. Il Geloso Estremegno. La Fantesca Nobile. Le due Donzelle. La Sig. Cornelia. Lo Sponsalitio pieno d’Inganni; & Li due Cani Scipione, & Berganza. Nouamente trasportate dalla lingua Castigliana nella nostra Italiana da Donato Fontana milanese. Dedicate all’Illustriss. Signor il Sig. Galeazzo Visconte, etc. In Milano, per Gio: Battista Caneuese, al segno della beata vergine. 1629.
Esemplari consultati: Londra, British Library, CERV.394; Madrid, Biblioteca Nacional, Cerv.Sedó 8705.

Di ciascuno dei tre testi si pubblica la princeps. Al titolo di C - Novelas ejemplares - corrisponde, in N, il titolo Il novelliere castigliano, con cui forse Novilieri richiamava scherzosamente anche il proprio cognome; e in F il più neutro Novelle, che Fontana dovette preferire all’ultimo momento a quello di Novelle essemplari che comunque permane nel frontespizio interno de La bella cinganetta.

Quanto all’ordine delle novelle, quello di F ricalca quello di C; diverso, invece, quello di N, che anticipa al primo posto La spagnuola inglese e posticipa La cingaretta all’ottavo, immediatamente dopo L’illustre fregona o la fante.

La trascrizione di C è basata su C 1613, seguendo l’esemplare Cerv.112 della Biblioteca Nacional de Madrid. In mancanza di errori significativi comuni che facessero derivare con certezza assoluta N o F da un’edizione precisa o unica di C, la scelta della princeps era d’obbligo. Da rilievi fatti da Flores (1984) risultano ai fogli Ee4v-Ee5v alcune differenze fra i diversi esemplari della princeps; questo ha fatto sì che García López (2005) li abbia divisi in due gruppi: Cerv.112, R 11841 della Biblioteca Nacional de Madrid e G 10181 della British Library testimoniano il “primo stato di composizione” (A1); Cerv.Vitr.I-5 della Biblioteca de Cataluña, C.59.b.20 della British Library e la copia della Hispanic Society testimoniano il “secondo stato di composizione” (A2). Le varianti dei fogli Ee4v-Ee5v sono le seguenti: Hiciéronlo A1] Hiciétonlo A2; pero que no se decía nada A1] pero no se decía nada A2; lo que quiere A1] lo quiere A2; hermano A1] hermana A2; aparentes A1] apatentes A2. Si tratta per lo più di errori di stampa (uno in A1 e quattro in A2) che i traduttori avrebbero potuto comunque correggere con l’aiuto del contesto; e quindi non avvalorano alcuna ipotesi preferenziale di derivazione di N od F da A1 piuttosto che da A2, o viceversa.

La trascrizione di N è basata su N 1626, ossia la princeps della versione di Novilieri, di cui è stata seguita la copia 108.b.155 della Biblioteca Universitaria di Padova, integrandola, nei casi di difficoltà di lettura, con la copia Y-I-8 della Biblioteca Antoniana di Padova. Ricchezza, quella delle biblioteche padovane, che conferma implicitamente quanto Noviliers Clavel dichiara su di sé nei suoi paratesti: che non solo gravitò nell’ambiente veneziano ma che anche contava numerosi amici ed estimatori presso lo Studio di Padova.

Abbiamo scartato, ai fini della restituzione del testo, N 1629, ossia la seconda edizione uscita tre anni dopo a Venezia sempre presso il Barezzi, che non si sa se fu rivista e corretta dallo stesso Novilieri, o dall’editore, che aveva all’attivo come si è già detto una versione de La gitanilla, oppure da altri. Dal confronto emerge che la revisione ivi attuata, pur interessante dal punto di vista della storia della lingua italiana, è stata condotta sul testo della prima senza più consultare lo spagnolo. Le numerose modifiche sono dettate da un orientamento linguistico volto per lo più a “migliorare” il testo riducendo talora i venetismi (es. busi] buchi ne Le due donzelle) o normalizzando forme come manasdieri] masnadieri, chirurgio] chirurgo, ivi), ma non sono significative dal punto di vista traduttivo poiché autonome dall’originale spagnolo, e pertanto a volte anche depistanti. Uno degli esempi più chiari di questo maquillage ci viene da La spagnuola inglese, dove la lezione spaciò, corrispondente allo spagnolo abrió, in riferimento ad una galera messa fuori uso da Ricaredo in una battaglia navale, viene corretta in spacciò (’distrusse’), trasformando la scempia in una doppia senza cogliere che la lezione da restituire era spaccò (più semplicemente sostituendo la i con una c), come rivela poco dopo il participio passato spaccata che traduce abierta in riferimento alla stessa galera. Ma non è l’unico caso: per esempio, nel Geloso da Estremadura, in corrispondenza dello spagnolo sin sobresalto, la lezione erronea senza sospetto od appresione viene corretta in senza sospetto od oppressione invece che in senza sospetto od apprensione; nella Novella e colloquio di Scipione e Berganza, in corrispondenza di distrito troviamo la correzione di giuridizio in giudizio invece che in giuridizione; e c’è poi tutta una serie di correzioni mancate che conferma che la revisione non tenne conto dello spagnolo: ne La cingaretta la lezione sia gusto non viene corretta in sia giusto in corrispondenza dello spagnolo será bien; ne La spagnuola inglese la lezione santità non viene corretta in sanità in corrispondenza dello spagnolo salud; nel Maritaggio fallace la lezione cercare non viene corretta in carcare in corrispondenza dello spagnolo cargaría.

La trascrizione di F è stata condotta su F 1627, ossia sulla princeps della versione di Donato Fontana, secondo la copia 9.CC.VI.3 della Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna (F 1627/Bo). Da confronti di questa con la copia Cerv.Sedó 8702 della Biblioteca Nacional de Madrid (F 1627/Ma), pure del 1627, risulta che quest’ultima presenta alle pp. 184-185 (fogli M4v-M5r) notevoli differenze riguardanti l’impaginazione e la divisione delle parole (nouella intero invece di novel-la, vestito biz-zarramete invece di vesti-to bizzarramente, subito Moni-podio invece di subi-to Monipodio), l’uso delle abbreviazioni, assenti nella copia bolognese, (Colōbe invece di Colombe, ascoltādo invece di ascoltando, vēne invece di venne, bizzarramēte invece di bizzarramente), e infine alcune lezioni diverse: tnrbato invece di tinbaso, quanto invece di qnanto, pose in iscompiglio invece di pose iscompiglio, passato invece di pussato, fece subito Monipodio scēdere invece di fece subito Monipodio, egli rispose invece di gli rispose, debito invece di debieo. Per queste varianti l’esemplare F 1627/Ma coincide con l’esemplare CERV.394 della British Library, del 1629 (F 1629/Lo) ma non con l’esemplare Cerv.Sedó 8705 della Biblioteca Nacional de Madrid, pure del 1629 (F 1629/Ma); inoltre, entrambi gli esemplari del ’29 portano alla p. 48 (foglio C8v) una lezione (non si trovasse chi volesse essere soldato) diversa da quella comune ad entrambe le copie del ’27 (non si trovasse che volesse essere soldato). Pertanto, non solo non c’è perfetta identità fra l’edizione del ’27 e quella del ’29 ma nemmeno fra gli esemplari del ’27 fra loro o quelli del ’29 fra loro. In questa situazione, in cui appare la possibilità già nel ’27 di almeno due tirature, l’esemplare F 1627/Bo sembra rappresentare la prima poiché le varianti dell’esemplare del ’27 di Madrid sembrano corrispondere ad un secondo stadio di miglioramento insorto con l’inserimento di un parola intera che mancava: dovendosi introdurre infatti l’intero verbo scendere, sono state modificate le cinque righe più direttamente implicate dalla risistemazione spaziale, occasione che sarebbe poi stata sfruttata per ulteriori correzioni (tinbaso in tnrbato, debieo in debito, etc). Di qui la nostra decisione di pubblicare F 1627/Bo che, come abbiamo detto, appare sì con qualche lievissimo errore tipografico in più ma che, proprio per questo, testimonia la prima stampa.

Ogni testo è corredato dal proprio apparato di note: scarne ed essenziali, esse danno conto di ciò che si è emendato e di alcune forme particolarmente stravaganti che sono state conservate; segnalano inoltre casi significativi per il confronto fra lo spagnolo e l’italiano. Sempre in apparato sono state segnalate e debitamente trascritte le note impresse a margine nelle stampe.

Criteri di trascrizione

La trascrizione dei testi delle novelle è stata eseguita secondo i criteri seguenti.

La maiuscola è stata limitata, oltre che alle tradizionali posizioni di inizio assoluto e di inizio di periodo, ai nomi propri di persona e di luogo e ai nomi singolari di popoli interi (es. el Turco, il Turco, riferito al popolo turco, ma i turchi, los turcos).

È stata quindi eliminata la maiuscola reverenziale: virgen, vergine, nuestra señora, nostra signora, madonna, avemaría, nostro signore, spirito santo. Dios e Dio sono stati trascritti maiuscoli solo se nomi propri; ma sono stati trascritti minuscoli quando significano genericamente ’divinità’ (“Marte, dios de la batallas”, “Non hanno altro dio che ’l lor vascello”); anche il plurale (dioses, dei) è trascritto minuscolo; maiuscoli invece gli attributi della madonna (de las Aguas, del Carmen, de la Peña de Francia, della Roccia di Francia) perché suscettibili di trasformarsi in toponimi una volta passati a designare dei santuari.

Minuscoli anche i toponimi generici: convento, iglesia, monasterio, chiesa, duomo, monastero, esattamente come calle, plaza, via, strada, piazza. Minuscole le istituzioni sia religiose che laiche (“con bendición de la iglesia y de mis padres”, “senza la lor licenza e della chiesa”), i titoli, le cariche (papa, pontífice, reina, rey, pontefice, regina, re) e gli appellativi (don, su majestad, sua maestà); per tutti valga il passo del Licenciado Vidriera: “ninguno se llamaba el capitán don fulano, ni el secretario don tal de don tales, ni el conde, marqués o duque de tal parte”, “nessuno era chiamato il capitano tale, il segretario don tale, di tal luogo ned il conte, o marchese tale”. Solo San, Santo, Santa, se davanti a nome proprio, sono stati trascritti con maiuscola per evitare discordanze fra toponimi e antroponimi; come ne La gitanilla: “en la iglesia de Santa María, delante de la imagen de Santa Ana”, “nella chiesa di Santa Maria alla imagine di Santa Anna”.

Le varianti dei nomi propri sono state mantenute anche quando compaiono una volta sola (Caterina / Catarina / Cattarina, Monipodio / Monopodio / Manipodio, Raffaele / Raffaelle / Raffaelo, Ricaredo / Ricardo, Ridolfo / Rodolfo, Vidriera / Vedriera, Teodosia / Todosia).

I nomi dei personaggi portatori di discorso diretto del Coloquio de los perros sono stati trascritti interamente in maiuscolo e senza interpunzione che li separi dalle frasi che pronunciano.

Le abbreviazioni degli appellativi sono state mantenute e trascritte in minuscolo ad eccezione di D., svolto in don, S. svolto in San, Santo, Santos, Santa (in italiano anche eliso come in Sant’Anna), Santas, Sante, Santi, e Fr., svolto in fray. Sono state svolte le abbreviazioni dei nomi propri: Gio.] Giovanni, Tom.] Tomaso.

Le abbreviazioni con titulus sono state esplicitate.

Il tironiano è stato reso nel testo spagnolo (dove compare sempre in contesto latino) con et; nei testi italiani è stato reso con e davanti a consonante e a virgola, con ed davanti a vocale (salvo & ad che è stato reso con e ad); et e ed, quando espliciti, sono stati mantenuti.

Per i segni d’interpunzione ci si è attenuti ad un criterio rigorosamente economico, ad eccezione dei casi in cui la frase risultava troppo complessa, che quindi sono stati risolti inserendo punteggiatura.

Sono stati conservati il punto fermo, i punti di sospensione (naturalmente anche quelli dettati da ragioni di censura), i punti di domanda ed esclamativi, eliminando il punto di domanda ed esclamativo dalle interrogative indirette; il punto e virgola è stato conservato quando la frase aveva autonomia sintattica, trasformato in virgola se la frase era subordinata. I due punti sono stati mantenuti quando anticipavano il discorso diretto, le enumerazioni e le esplicazioni; negli altri casi sono stati trasformati in punto e virgola se la frase seguente aveva autonomia sintattica, e in virgola se era dipendente. Il vocativo è stato sempre delimitato fra virgole, anche se assenti nel testo.

La virgola è stata eliminata davanti a y, e, o, pero, ma, ni, , por, porque a meno che non delimitasse un’incidentale, nel qual caso è stata posticipata rispetto alla congiunzione; è stata eliminata davanti a que e che congiunzioni (salvo se causali) e davanti ai relativi con valore restrittivo.

Gli a capo sono stati conservati sia in C che in N ed F; ad essi ne sono stati aggiunti obbligatoriamente altri a causa dell’alternanza fra dialogo e narrazione: quelli indispensabili a marcare l’inizio e la fine del discorso diretto quando non è sintatticamente subordinato ad altre frasi; e quelli utili a ristabilire la coesione della narrazione dopo l’interruzione del discorso diretto.

Quanto alle parentesi, sono state mantenute solo quelle che delimitavano un’incidentale vera e propria. Le altre sono state svolte con virgole o lineette a seconda che si trattasse di discorso diretto o indiretto.

Non si è fatto ricorso alle lineette, che solitamente differenziano il dialogo dalla narrazione, in tutti quei casi, ricorrenti anche autonomamente nei tre testi, che presentano forme di contaminazione fra discorso indiretto e diretto. Cfr. Castillo Peña (2007), pp. 196-199.

Si è evitato accuratamente di correggere quei tratti che non necessariamente sono da definire come errori, potendo costituire invece dei sintomi dinamici di una sintassi peculiare, non levigata: segnatamente, la discordanza fra soggetto e verbo (“la vista de los dos se encontraron” in El amante liberal; “quella prima benevolenza e quel gusto di mirarla si cambiò in un ardentissimo desio di goderla” in N, La spagnuola inglese; “sotto la quale pendeva da un chiodo una sportella di palma da un canto ed un picciolo catino bianco dall’altro” in F, Rinconette et Cortadiglio), la variazione fra l’indicativo e il congiuntivo (“que un basilisco se cría / en ti, que mate mirando” ne La gitanilla), l’uso della congiunzione copulativa in contesti che richiederebbero il pronome relativo (“Él salió luego y los llamó, y ellos entraron, y su guía les mandó esperar en un pequeño patio ladrillado, y de puro limpio y aljimifrado parecía que vertía carmín de lo más fino” in Rinconete y Cortadillo), la mancata concordanza nelle forme verbali con particella pronominale enclitica (“avendoli fatto passare” in N, La spagnuola inglese; “Richieseli io se medesimamente la cristiana era sua” in F, L’amante liberale; “mi parò davanti la sorte due navigli turcheschi, quali rimorchiavano quella gran nave che nel mar si vede, ed assalitogli, combattendo i vostri soldati, valorosamente n’ottenni la vittoria” in F, La spagnuola inglesa). Caso, quest’ultimo, che in italiano si trova complicato spesso anche da oscillazioni nel raddoppiamento fonosintattico: abbracciola (’abbracciolla’), gittosi (’gittossi’), imbarcovi (’imbarcovvi’) in N; accortassi (’accortasi’), rivoltosi (’rivoltossi’) in F.

Intitolazioni e preliminari sono stati uniformati secondo lo schema prevalente in base al quale il titolo è seguito dal numero d’ordine della novella e dall’argomento, eliminando le inutili ripetizioni che, pur con qualche eccezione, ingombrano in F l’incipit delle novelle.

Spagnolo

Per l’edizione del testo spagnolo sono state seguite le regole dell’accentazione stabilite dalla Real Academia nell’ultima edizione della Ortografia de la lengua española: pareció, pareciome, trujéronle, vademécum.

I grafemi u (con valore consonantico), v, b, x, y, -ss-, c, z, g, j sono stati trascritti secondo l’uso moderno (p. es. cavallero] caballero, debaxo] debajo, onze] once, passeando] paseando, ygual] igual, yva] iba. L’uso del grafema h risponde alle attuali regole ortografiche: exalación] exhalación, aora] ahora, hijada] ijada; sono state invece mantenute le forme con f che già al tempo di Cervantes erano arcaizzanti (desafuciada) e l’arcaismo agora.

Sono state conservate le forme che documentano un vocalismo diverso dall’uso moderno (cimenterio, desculpa, escuridad, sabidora, vees), le oscillazioni vocaliche (recebir / recibir) nonché la -e paragogica (felice, interese). È stato mantenuto sia il consonantismo colto (delictos, illustre, presumptuoso, promptitud, receptar, redempción, redemptor, sumptuoso) sia il consonantismo volgare: coluna, conhortar, estiende, estremo, inumerable, trecientas, vitoria; sono state mantenute varianti consonantiche significative (argena, rosno, tisera).

Sono state mantenute le abituali forme assimilatorie dell’enclisi con l’infinito (manifestallos, soltalle), nonché possibili forme di transizione quali mercerllo.

Sono state separate le forme con contrazione fra preposizione e dimostrativo o pronome personale: desa] de esa, della] de ella, la forma sinygual] sin igual (alla luce di altre strutture preposizionali con valore aggettivale come sin par); también è stato trascritto tan bien quando fa parte di strutture comparative o consecutive “intensive”: “he venido a sospechar que vos no sois varón, como vuestro traje lo muestra, sino mujer, y tan bien nacida como vuestra hermosura publica, y quizá tan desdichada como...” , “tan bien dormía en parvas como en colchones”; sino è stato trascritto si no quando non si tratta né di sostantivo né di congiunzione avversativa negativa. Sono stati separati i rari casi di perifrasi di infinito più haber con valore futuro o condizionale: parecermeía] parecerme hía. È stata separata la locuzione di felicitazione o conformità en buenora] en buen hora. A parte è stato mantenuto separato solo nella costruzione a parte donde. Sono state anche separate forme quali: embalde] en balde, sopena] so pena.

Sono stati uniti costrutti quali: a caso] acaso, de espacio] despacio, donde quiera] dondequiera, sobre manera] sobremanera, sobre modo] sobremodo, toda vía] todavía, si quiera] si quiera; a Dios] adiós quando si tratta della formula di commiato; por que è stato trascritto porque quando ha un inequivoco valore come congiunzione causale, oppure finale: “enderezando las tiernas varas de su juventud porque no torciesen ni tomasen mal siniestro en el camino de la virtud”.

Si è seguito il testo della princeps con scrupolo inflessibile, e questo non nell’ottica di un rispetto “religioso” dell’esemplare unico ma nella convinzione che bisogna evitare il più possibile una sovrapposizione di strati editoriali che rischierebbe di pregiudicare la riflessione metatestuale. Pertanto si è mantenuta sistematicamente la lezione della princeps resistendo alla tentazione di “migliorare” il testo e intervenendo soltanto sui sicuri errori di trasmissione. Per questo motivo si sono emendate soltanto forme vistosamente incongruenti rispetto al contesto immediato (los mayores estremo] los mayores estremos ne La gitanilla; hermano] hermana nel seguente frammento de La señora Cornelia: “engañó a mi hermano debajo de palabra de recebirla por mujer”) e si sono mantenute le lezioni esistenti tutte le volte che il contesto le ammetteva, anche quando la fraseologia rendeva prevedibili altre opzioni: ahijada non emendato in aljaba in “Esa flecha, de la ahijada de su sobrina ha salido”, ne La illustre fregona; a espaldas vueltas non emendato in a espadas vueltas in un contesto di duello, ne La señora Cornelia; tinta non emendato in cinta in “pistoletes en la tinta” riferito al giudice, ne El licenciado Vidriera; verdeja non emendato in vendeja in “cuando llegaba la verdeja a Cáliz”, ne La de los perros; puto non emendato in punto in pinta en la del puto, a conclusione di una serie di giochi di carte, ne El licenciado Vidriera.

Italiano

L’oscillazione grafica v / u è stata risolta secondo l’uso moderno: inconueniente] inconveniente, saluare] salvare, tuttauia] tuttavia, vno] uno.

È stata eliminata l’h etimologica o paretimologica, mantenuta invece per i nomi propri derivati dallo spagnolo e per il verbo avere come nell’uso moderno.

Le grafie etimologiche o latinizzanti -tio, -ttio sono state modernizzate in -zio: comparatione] comparazione, perfettione] perfezione, attione] azione.

Nel plurale dei sostantivi in -io la desinenza è stata resa con -i quando la i è atona (assedi, giuli, omicidi, rimedi, studi), e con -ii quando la i è tonica (desii, disii, esattamente come nella flessione verbale: partii, seguii, sentii, sii, uscii).

La grafia per -ii nella prima persona singolare del passato remoto della terza coniugazione -ricorrente in N mentre in F è attestata in un solo caso (sentì] sentii)- è stata esplicitata: es. aprì] aprii, ardì] ardii, ferì] ferii, partì] partii, offerì] offerii, sentì] sentii, udì] udii.

Sono stati corretti i refusi, numerosi soprattutto in F, relativi allo scambio dei caratteri tipografici h e b (cbe] che, cbi] chi, hahbiamo] abbiamo, hene] bene; N pocbi] pochi, qualcbe] qualche, hellezza] bellezza; F percbe] perché, veccbia] vecchia, potrebhe] potrebbe), c ed e (pensicri] pensieri, ehe] che; N riempirc] riempire, sccondo] secondo, eosì] così, perehe] perché; F chc] che, pcrò] però), f ed s (F compaffione] compassione, defio] desio, sacendole] facendole).

Sono stati raddrizzati i caratteri stampati a rovescio.

Eliminati gli accenti all’interno di parola, l’accento e l’apostrofo sono stati uniformati secondo l’uso moderno: da preposizione, , va, fa, fo, do, sta indicativo, da’, fa’, va’, sta’, di’ imperativo, (’giorno’), da’ (’dai’), de’ (’dei’ o ’deve’), fé (’fede’), fe’ (’fece’), fra’ (’fra i’), mercé, piè, pro, se congiunzione, pronome, sé medesimo, sé stesso, su, ver (’verso’), vo (’vado’).

L’apostrofo è stato ovviamente eliminato nei troncamenti: opprimer’in modo] opprimer in modo; possan’allegerire] possan allegerire; amor, andiam, bel, caval, condur, dir, esser, fan, fil, gran, nessun, qual (singolare), San, son, tal, trar, un, volar. È stato conservato, o istaurato, nei casi di elisione: ch’aveva, poch’anni, senz’altro, grand’attenzione, quant’egli.

La grafia delle palatali all’interno di parola si è mantenuta come stava: agiutare, archibuggiere, ginocchiarsi, ingienocchiarsi (ma anche inchienocchiarsi e inghienocchiarsi), leggierezza, palaggio, saccoccia (ma anche saccocchia).

L’assetto vocalico è stato mantenuto come stava: assonto, cameriera e camariera, condannare e condennare, consegnare e consignare, delicatezza e dilicatezza, desiare e disiare, desio e disio, destrezza e distrezza, esperienza ed isperienza, giungere e giongere, infermità e infirmità, labirinto e laberinto, maraviglia e meraviglia, nessuno e nissuno, piffaro, portoghese e portughese, prosunzione, rassegna e ressegna, reflessione e riflessione, reffuggio, rifuggio, rifugio, rinonciare e rinunciare, reputazione e riputazione, reduzione e ridusse, sospeso e suspeso, volentieri e volontieri. Lo stesso criterio è stato adottato per la lenizione del dittongo: foco e fuoco, ispagnolo e ispagnuolo, novo e nuovo, prova e pruova, sete e siete, sonare e suonare, spagnolo e spagnuolo.

È stata ovviamente conservata la sincope della vocale postonica: es. dispedirno, furno.

Articoli e pronomi sono stati mantenuti così come stavano: i davanti a spagnoli; dalli (’dai’), delli (’dei’), dei davanti a scoperti; li acconsentirono, li disse (’le disse’ e ’disse loro’), chiederli (’chiedergli’, ’chiederle’ e ’chiedere loro’), darli (’darle’, ’dargli’ e ’dare loro’); dicendoli (’dicendole’), proponendoli (’proponendo loro’), togliendoli (’togliendogli’).

Forme obsolete, arcaismi, forestierismi e dialettalismi sono stati mantenuti: absente, admettesse, adversità, conscienza, continovo, costrignese, dispedirsi, fantasma femminile, forsi, polve, roverscio, scelerità, vagliono, veneno, vosco.

Sono stati mantenuti: i passati remoti accadettero, cresi, (’credetti’), domandorono (’domandarono’), fossimo (’fummo’), navigassimo (’navigammo’); i congiuntivi dessino (’dessero’), domandassino, (’domandassero’), potressimo (’potremmo’), tirassino (’tirassero’), si trasporta (’si trasporti’), vadi (’vada’); il gerundio arossindo, discordanze come il participio passato singolare fattosi riferito ad alcuni spagnuoli.

Consonanti doppie e scempie e raddoppiamento fonosintattico sono stati mantenuti come stavano: abbattere e abattute, abbondanza e abondanza, accutezza e acutezza, amainar, ammazzare e amazzare, apoplessia e apoplesia, attossicato e attosicato, avvelenare e avelenare, avventura e aventura, avvisare e avisare, azurro e azuro, bacciare e baciare, bandittore e banditore, berretta e berettino, bizzaria e bizarria, bottega e botega, burasca, caminare, carrozza e carozza, catenne e catene, comediante, commettere e comettere, commandare e comandare, commodità e comodità, contradire, dattole participio con enclisi pronominale, diffendere e difendere, diritto e dirito, disavventura e disaventura, discretto e discreto, dissuadere e disuadere, doppo e dopo, ecclissato ed eclissato, essequie, essercitare ed esercitare, essercito ed esercito, essercizio ed esercizio, essiglio, essortare, fanno presente indicativo e fano, fatucchieria, filucca (’feluca’), immaginare e imaginare, improviso, innalzare e inalzare, innanzi e inanzi, infalibile, legittimo e legitimo, malefatrice, mezzo e mezo, mulattiere e mulatiere, obbligare e obligare, ottennere e ottenere, papagallo, promissi passato remoto e promisi, proveduto, provigione, publico, pusillannimità e pusillanimità, raddoppiare e raddopiare, raggazzo e ragazzo, rappresentare e rapresentare, refflessione, refflesione e reflessione, republica, rinovare, rittrovare e ritrovare, robba, scelerato, sepellire, sodisfare, soggetto e sogetto, solennizato, sopragiunto, sproveduto, suddore e sudore, tennero aggettivo e tenero, tamburro e tamburo, ubbidienza e ubidienza.

Sono state unite secondo l’uso moderno le parole la cui fusione non comporta né accento né raddoppiamento fonosintattico: d’onde] donde, in circa] incirca, in dosso] indosso, in fra] infra, in somma] insomma, in vano] invano, in vece] invece (ma mantenuto separato all’interno del sintagma in vece di, ’in funzione di’: es. “stese la Gananciosa il lenzuolo in vece di tovaglia”); in vero] invero, là onde] laonde, né anco] neanco (ma mantenuto separato quando significa ’e nemmeno’), per tanto] pertanto (ma separato quando non è congiunzione: es. per tanto camino, per tanto favore), d’appresso] dappresso, ogn’uno] ognuno, qualch’uno] qualcuno, terra ferma] terraferma, galant’uomo] galantuomo; al fine] alfine, all’ora] allora, in fine] infine, (ma separati quando non sono avverbi e, seguiti da di, significano esplicitamente ’al termine di’, ’all’ora di’, ’alla fine di’).

Sono state unite le preposizioni articolate: a i] ai, da gli] dagli, de i] dei, co’l] col, su’l] sul). Sono stati uniti: no’l] nol, me’l] mel, pe’l] pel, te’l] tel, ve’l] vel, e se’l] sel quando se è particella pronominale.

Sono stati uniti: noi altri] noialtri, voi altri] voialtri; ed anche i composti con -mila e mille-: cinquanta mila] cinquantamila; mille seicento] milleseicento (ma separati quando in mezzo c’è la congiunzione: mille e cinquecento).

Sono stati uniti composti di ben e di mal come benfatto, benvenuto, benvisto, benvoluto, malconcio, malcontento, maltalento, maltolto; composti di mezzo come mezza notte] mezzanotte, mezzo dì] mezzodì, mezzo giorno] mezzogiorno; ave Maria] avemaria, mala voglia] malavoglia, oggi dì] oggidì, sotto voce] sottovoce.

Nelle forme unite ma senza accento (del tipo accioche, ancorche, avegnache, conciosiache, dimodoche, imperoche, oltracio, percioche, perilche, perloche, peroche, posciache, talche) si è aggiunto l’accento o si sono separate a seconda di quanto attesta De Mauro. Quindi unite: ancorché, dimodoché, perloché, posciaché, talché (che comunque restano separate se così appaiono nel testo originale); e separate: acciò che, avegna che, con ciò sia che, imperò che, oltra ciò, perciò che, per il che, però che.

Sono stati mantenuti uniti: nientedimeno, nulladimanco, nulladimeno, oltraché (anche se De Mauro attesta solo oltreché), qualsivoglia e tantosto.

Pur troppo è stato mantenuto separato quando significa ’anche troppo’; a talché (’così che’) è stato trascritto a tal che; perche è stato trascritto di norma perché (anche in la causa perché), ma per che quando significa ’per la qual cosa’.

Sono stati costantemente separati: carta pecora, da mattina, già mai, sempre mai, sì che, sì come, signor sì.

Altre lingue

Citazioni e singoli termini alloglotti sono stati trascritti in corsivo salvo per termini come agnusdei e santiamen, che abbiamo ritenuto di uso corrente e quindi trascritto in tondo. Sono stati conservati gli eventuali errori delle citazioni e, sempre nelle citazioni, le eventuali differenze fra testo spagnolo e traduzioni italiane.

Donatella Pini

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* Si ringrazia per la gentile collaborazione il personale della Biblioteca Civica di Padova, della Biblioteca Antoniana della Basilica del Santo, della Biblioteca Universitaria di Padova, del Centro per la Storia dell’Università di Padova, della Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, della Biblioteca Nacional de España, della Bibliothèque Nationale de France e della British Library; in modo particolare Emilia Veronese Ceseracciu, del Centro per la Storia dell’Università di Padova, Pietro Gnan, della Biblioteca Universitaria di Padova, e Delio Bufalini, della Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. Un sentito grazie a Simone Ventura, Mattia Leoni, Edoardo Ventura, Francesca Livraghi. Ad Anna Laura Bellina la più calda riconoscenza per il sostegno che ha costantemente dato a questa iniziativa.